"RICCIOLI CELESTI"
n° 248 - Dicembre 2006
di Auretta Monesi - foto di Susy Mezzanotte
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A Natale, in Baviera, a casa di Hicky Mayr fare presepi era una tradizione e un orgoglio. Anche i bambini partecipavano e Hicky più degli altri ci metteva meraviglia e buon gusto. La rappresentazione della Natività ha da sempre affascinato questa garbata signora che, in giorni ormai non proprio vicini, è venuta ad abitare sulle sponde del lago di Carda. Appassionata di cose artistiche, ha passato ore tra antiquari e botteghe di rigattieri, e nulla più delle statuette del Bambin Gesù le hanno procurato un sobbalzo di felicità. La sua collezione, straordinaria e unica, è iniziata così; uno dei primi pezzi fu un Gesù in fasce adocchiato da un robivecchi. Da allora, in 36 anni, la signora Mayr ha scovato esemplari preziosi e rari.
La raccolta oggi è esposta nel Museo II Divino Infante di Gardone Riviera, creato dalla collezionista, e conta più di 250 pezzi di grande pregio, datati dal '500 ai giorni nostri. Un'importante carrellata sulle varie forme scultoree aventi come tema il Sacro Bambino, rappresentato nudo nella povertà della nascita, abbigliato regalmente e persino ingioiellato. La sede di questo straordinario museo, aperto il 19 novembre 2005, è una bella villa fin de siede immersa nel verde, proprio accanto al parco del Vittoriale di Gabriele D'Annunzio. Il percorso espositivo è introdotto da una stupenda Madonna con Bambino lignea di scuola senese dell'inizio del '200, dolce e sorridente, che prepara alle suggestioni della collezione. Più che la devozione qui è privilegiato l'oggetto artistico, perché di un'arte tutta particolare si tratta, antica e ricca di riferimenti sociali e storici oltre che religiosi. Elisabetta Silvestrini, antropoioga e studiosa di costume, lega la diffusione del culto del Divino Infante a forme di feticismo derivate, alla fine del '500, dalle minuziose, quasi maniacali cure che le monache riservavano alle immagini del Gesù Bambino. Intensa espressione di un fenomeno nato all'inizio del XIV secolo, periodo cui risale quello che è considerato il prototipo di tutte queste rappresentazioni scultoree: il Bambino custodito nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma.
I pezzi del museo non potrebbero essere più vari. Troviamo Gesù Bambini stretti nelle fasce, in piedi come sovrani, sgambettanti o immobili. Le figure non superano i 90 centimetri d'altezza, i materiali impiegati sono disparati: legno, ceramica, cera, cartapesta, terracotta. Si va dalle figure più semplici a quelle sontuosamente abbigliate.
Quando i Gesù Bambini non venivano rappresentati nudi nella greppia del presepe, era infatti uso vestirli con abiti in broccato, lampasso, velluti cangianti, seta, tessuti ricamati con perle, pietre semipreziose, fili d’oro e d’argento, pizzie merletti. Lo stile le riproduceva quello dell'abbigliamento dei ricchi e degli aristocratici del tempo e per questo molti abitini sono serviti agli studiosi di storia del costume. La fattura dei vestiti era quasi sempre opera di suore che ne facevano autentici capolavori.
Nelle sale del museo di Gardone non sfilano solo statuette da presepio, ma anche quelle che troneggiavano sugli altari e nelle cappelle. Bambini del '600 imparruccati con boccoli ricciuti, altri ornati di aureole o corone dorate, figurine dalle braccia e gambe snodabili. Anche quando il piccolo Salvatore è rappresentato nella sua infantile nudità, le fasce che gli cingono la vita sono impreziosite da ricami. I volti hanno espressioni vive, ma ad alcuni di essi è stata impressa la velatura malinconica della coscienza del proprio destino. Sono i Bambini della Passione, e tra i tanti ce n'è uno dormiente molto dolce, in legno dipinto, le cui guance hanno un po' perso il colore a causa delle carezze ricevute. Ci sono figure protette da cupole di vetro, altre di vellutato biscuit, addormentate sotto rami fioriti di gesso o cartapesta colorata, adagiate su cuscini di seta, alcune incoronate e assise su piccoli troni con in mano il globo del mondo.
Hicky Mayr non si è limitata a raccogliere i Bambini Gesù. Dopo averli trovati presso antiquari, rigattieri o bancarelle di fiere di beneficenza, con perizia ne ha restaurato personalmente la maggior parte. Ha ricucito gli abiti, rifatto le scarpine, rinfrescato le parrucche, tutte realizzate con fibre vegetali o cascami di seta. Un lavoro paziente e amorevole, un tributo allo schietto talento artistico di chi ha creato questo affollato “asilo” di Divini Infanti..