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Divino Infante . Hanno scritto di noi

La Vita in Cristo nella Chiesa

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di Laura Badaracchi
gennaio 2007

Bambini distesi e in fasce

Rappresentano uno stato d’innocenza e di semplicità, allo scopo di suscitare un interno coinvolgimento emotivo. La tipologia era anche un richiamo quotidiano: infatti in passato i neonati venivano avvolti in lunghissime strisce di tela di lino che lasciavano scoperta solo la testa.

Maria Bambina

Anche se in numero ridotto, furono scolpite in una sorta di versione femminile di Divino Infante.

Commissionate da conventi e monasteri femminili, da famiglie nobiliari che intendono fornire alle loro figlie un modello di vita, sono state realizzate da abili artigiani e da claustrali.

La festa della natività di Maria entrò nella liturgia Romana alla metà del VII secolo; al nord Italia la venerazione per la madre di Dio ancora infante è attestata dal x secolo. Un culto che sottolinea l’umanità della vergine, che ha condiviso con il Figlio la sua natura umana.

La devozione per il Bambinello

Il culto del Divino Infante, la venerazione per le piccole statuette raffiguranti Cristo nella sua primissima infanzia, risale al Medio evo ma raggiunse la sua massima diffusione nella seconda metà del, 700.

Tra i Santi che sostennero una teologia dell’infanzia spirituale e dall’incarnazione, San Bernardo di Clairvaux, S. Francesco d’Assisi) che ha Greccio realizzò per la prima volta il presepe vivente) e S. Antonio da Padova. In seguito la carmelitana S. Teresa d’Avila, che nelle fondazioni di nuovi monasteri aveva sempre con sé una statua del Bambino Gesù.

In Italia le ragioni meridionali

(soprattutto la campagna) furono i luoghi dove il culto si diffuse, insieme alla produzione. Tra le botteghe Napoletane più in voga per la produzione di Bambinelli, nel 600-700 quella del celebre artista S.Martino(1720-93). A Napoli i padri Scolopi, nella loro chiesa alla Duchessa, conservavano un Bambino Gesù di legno “che si diceva operasse miracoli alle partorienti e alle donne sterili”, riferisce Gian Giotto Borelli.

Tale devozione vedeva la sua massima espressione nel periodo Natalizio ma non era piegata solo a queste festività. Dal XIV al XVI sec.(a partire dalla Germania, con sculture lignee) si può affermare che ogni monastero, chiesa e casa custodiva gelosamente almeno un Bambinello; il culto, quindi si svolgeva privatamente, all’interno delle mura domestiche, dove la presenza del Divino Infante svolgeva una funzione di protezione e di “buon auspicio” anche per propiziare nuove maternità.