
Le sculture del Bambino Gesù di una importante collezione privata, commoventi testimonianze di una storia di devozione semplice e affettuosa, trovano una sede espositiva permanente a Gardone Riviera, inaugurata a metà novembre .FORSE È STATA CONQUISTATA dalla loro aria indifesa. O dalla forza che quelle opere emanavano, sotto l’aspetto dimesso la semplicità delle forme. O dalla scoria tare, fatta di mani abili di artigiani, di devozione un po’ ingenua, di mistero. Comunque sia, Hikv Mavr decise che a quei Bambini Gesù dispersi nelle botteghe degli antiquati e sulle bancarelle dei robivecchi, doveva dare una casa. Prima fu la sua, un elegante appartamento carico di memoria e di storia accanto all’ Hotel Fasano di Gardone Riviera lasciatole in eredita dal marito ed ora gestito dai due figli, dove lei, giovane studentessa tedesca di Monaco di Baviera, giunse un po’ per caso quarant’anni fa , senza immaginare che il lago di Garda sarebbe diventato la sua seconda patria. Ora è un vero è proprio museo, mille metri quadrati di esposizione ricavati in un ex hotel a due passi dal Vittoriale, ristrutturato per accogliere una collezione che in trent’anni di paziente ricerca e restauro si è arricchita di ben 250 pezzi dal XVI al XIX secolo, più una decina di dipinti e un presepe napoletano del Settecento che negli ultimi dieci anni sono stati esposti in una serie di mostre in Italia (a Brescia nel ’96, in Duomo Vecchio) e all’estero. Immobili nello loro teche, inermi nella loro nudità o rivestiti di sontuosi abiti regali, distesi nella culla o attorniati da paradisi in miniatura fatti di fiori di stoffa, perline e conchiglie, questi Bambini Gesù, raccontano la storia umile dell’arte anonima e della devozione popolare, tramandata attraverso i secoli nelle botteghe degli artigiani e nelle celle dei conventi, e di generazione in generazione nelle stanze più riservate delle case. Ogni gesto, ogni dettaglio racchiude un simbolo, che l’esposizione aiuta a riconosce e comprendere. Ci sono i “Bambini nel Paradiso”, prefigurazione della beatitudine che attende l’uomo dopo la morte e resurrezione.; i “Piccoli re” agghindati con abiti di broccato, parrucche e gioielli che venivano offerti dai devoti e cambiati a seconda delle liturgia, a significare la regalità e la potenza salvifica di Cristo; custoditi in teche di vetro, i “Bambini dormienti”, sereni nel sonno indifeso del neonato, o turbati dalla premonizione della morte come i “ Bambini della Passione”; “ Bambini nudi “ vere e proprie opere d’arte in cui la scultura e la pittura riproducono le fattezze anatomiche in maniera realistica, ci parlano di una nudità fisica e spirituale allo stesso tempo, del Gesù fatto carne, venuto sulla terra, ultimo tra gli ultimi, per portare la Salvezza. Nella semplicità di queste opere si trova il punto di contatto tra grande arte e a-bilità artigiana, tra espressione estetica e forza simbolica: l'abilità manuale degli a-nonimi artisti -spesso gli stessi monaci o monache dei conventi -trasforma i materiali umili come il legno scolpito, la cera e la terracotta modellate, la cartapesta e la stoffa, e inventa preziosi dettagli, in un gioco quasi teatrale in cui l'idea di ‘Vestimento' e 'allestimento' acquista un'importanza fondamentale. C'è chi ha scomodato interpretazioni psicologiche per spiegare come in queste 'sacre bambole (alcune delle quali sono veri e propri manichini snodabili e atteggiabili in varie pose) le monache entrate giovanissime in convento trovassero un surrogato alla mancata maternità. O ha collegato queste opere all'ideologia della Controriforma che vede nel realismo patetico di statue e dipinti un mezzo per giungere all'estasi attraverso la contemplazione la 'compassione'. O ancora, ha letto nell'uso fantasioso dei materiali il gusto barocco per la 'meraviglia davanti a interi mondi creati quasi dal nulla. Quello che è vero, è che queste statue continuano a mantenere viva anche ai nostri giorni una devozione - si pensi al Bambino dell'Aracoeli o a quello di Praga — radicata nella consapevolezza di una tradizione che non può andare perduta. E se nei vicoli di Napoli si continuano a creare statuine del presepe secondo tecniche e modelli tramandaci da secoli, e nel nostro Natale rievochiamo antichi riti, anche qui, in questa 'casa di bambola dedicata al Bambino Gesù, non possiamo non sentirci partecipi di una devozione che appartiene alla nostra cultura. •