
n°1 - gennaio 2006
Il Museo dedicato al “DIVINO INFANTE” è a Gardone
Riviera
Di Giovanni Lugaresi
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Se la rappresentazione della Natività (il presepe) è legata al periodo natalizio, c’è un evento nella storia che vale, per così dire, tutto l’anno: almeno per chi professa la fede cristiana. Si tratta dell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo, la cui raffigurazione si trova o si trovava in chiese, oratori, cappelle, monasteri e altri luoghi sacri. E la raffigurazione in questione, che può quindi prescindere dallo specifico del presepe, è quella di Gesù bambino. Non appare quindi fuori luogo se, al di fuori del periodo natalizio, e dunque alla rappresentazione della Natività, possiamo trovare Gesù Bambino scolpito o in un dipinto. E’, questo, il caso (addirittura) di un museo dedicato al "Divino Infante". Questo museo offre l'occasione di una visita di straordinario interesse. Sì, perché quello allestito a Gardone Riviera, proprio in un edificio dietro al Vittoriale di dannunziana memoria, è un museo con ben 250 sculture di epoca fra il XVI e il XIX secolo, tutto dedicato a Gesù Bambino, appunto. A ben vedere, una osservazione viene spontanea. Riguarda il contrasto, che non potrebbe essere più stridente, provocante, seppur in grado di elevare, per così dire, il grado di curiosità e interesse culturali. Là, appunto, il Vittoriale di Gabriele D'Annunzio, erotomane dedito alla cocaina (come peraltro ben documentato nel recente libro dell'editore Salerno "Lettere a Nietta"), e qui, proprio dietro l'ambiente del poeta-soldato, un nuovo museo che ne rappresenta l'opposto - quasi una specie di contraltare - anche se non erano certamente queste le intenzioni di chi ha avuto l'iniziativa. L'opposto, cioè una testimonianza della innocenza, della fede, della vita. Qui, infatti, ambiente, oggetti - e atmosfera, quindi - parlano un linguaggio affatto diverso dal piacere, dal kitch, di quello che Benedetto Croce definì "dilettante di sensazioni" - certamente esagerando, perché D'Annunzio era poi anche "altro"! Nel "Museo del Divino Infante", voluto e realizzato da una signora di Monaco di Baviera, vedova di un notissimo albergatore gardesano, incontriamo il trionfo della fede cristiana nella sua prima manifestazione, come si diceva, e cioè l'incarnazione di Nostro Signore. Alle 250 sculture si aggiungono nove quadri pure raffiguranti Gesù Bambino ed un presepe da meraviglia: statuine napoletane che risalgono al 1600/1800 che rappresentano persone (130) e animali (60). Il tutto, a costituire una collezione di pezzi, tutti italiani, unica al mondo. Hiki Mayr, l'artefice di questa realtà che si articola in due saloni su altrettanti piani (mille metri quadrati), più ingresso, uffici, stanza per il restauro, servizi, eccetera, ha lavorato due anni per arrivare all'allestimento del suo museo, ma dietro c'è oltre un trentennio di collezionismo, cioè di viaggi e di visite a negozi di antiquari. Tutto nacque dalla visita alla bottega di un rigattiere, come racconta la stessa signora Hiki. "Fra le pile di vecchie pentole in rame vidi spuntare due gambette nude di un Barnbino Gesù. L'immagine era commovente. Il Bambino era in tristi condizioni: sporco e pieno di scrostature sul corpicino martoriato. In cambio dell'acquisto di alcune pentole, il commerciante mi fece dono del Bambino che divenne il Capostipite della collezione e anima di una passione che ha trovato realizzazione in questo museo". Hiki Mayr, in quasi trentacinque anni, ha dunque girato per mercati e mercatini, acquistando pezzi su pezzi che ora si possono ammirare per varietà di tipologia, materiali di realizzazione ed epoca storica alla quale risalgono. Le sculture raffigurano Gssù in culla, con regali corone, dormiente, sorridente, serio nella fissità dello sguardo, stante, benedicente, con in una mano un globo crucifero, ignudo, vestito; insomma, in tanti atteggiamenti, per così dire, nei quali lo hanno voluto realizzare nei secoli artigiani e artisti devoti. Il nucleo più consistente della raccolta presenta opere riferibili ai secoli XVII e XVIII provenienti da botteghe artigiane siciliane; gli altri pezzi del XVI e del XIX secolo provengono anche da Napoli e da altre parti dell'Italia Meridionale. Ma ai commercianti, è il caso di chiedersi, come erano pervenute queste sculture "sacre"? Be', la risposta non è difficile a darsi (e gli stessi interessati l'hanno confermata): dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, tanti Gesù Bambino furono sfrattati dalle chiese. Il posto che il Salvatore non aveva trovato, insieme a Maria e a Giuseppe, nell'albergo a Betlemme, non era più disponibile nemmeno duemila anni dopo in certe chiese cattoliche! E dunque, preti, evidentemente di poca sensibilità e di punta cultura, avevano pensato bene di vendere quegli "inutili" Gesù Bambino. Ma a fronte di tanta ignoranza e sconsideratezza, esistono per fortuna persone come Hiki Mayr, la quale questo museo lo ha realizzato con passione, senso della tradizione, sensibilità artistica, ma soprattutto - come avverte lei stes-, sa - con una fede che viene da lontano, quando, bambina, veniva invitata dal padre alla preghiera. E per questo, se lei cercava Gesù Bambino, è poi finita - sottolinea convinta - che è "stato lui a cercare me". Non c’è dubbio che si siano trovati. La conferma è in questo “museo del Divino Infante” di fronte al quale si resta stupiti, ammirati, coinvolti, anche se non lo di visita nel periodo natalizio. Una statua lignea di scuola senese del 1200, raffigura la Madonna col Bambino, accoglie i visitatori al Museo del Divino Infante, nella prima sala espositiva. L’allestimento della esposizione appare semplice nella sua sobria eleganza.: vetrinette con i “pezzi” scultorei accompagnati da didascalie bilingui (italiano tedesco) nelle quali si indica l’epoca e il luogo della realizzazione delle opere. Lampade sulle sculture, penombra nelle due sale, musiche ad hoc in sottofondo.