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Divino Infante . Hanno scritto di noi

Famiglia Cristiana

UN MUSEO PER
IL DIVINO INFANTE

n° 51 17 dicembre 2006

di Alfredo Tradigo

Pagina 1


Gesù Bambino sgambettante e nudo o rigidamente avvolto in fasce; sognante sotto un paradisiaco albero fiorito; sereno e benedicente sul trono; oppure tristemente appoggiato alla colonna della flagellazione, tra le dita una corona di spine. Piccoli Gesù di legno, cera, cartapesta o terracotta; innocenti nelle loro nudità; o preziosamente rivestiti di pizzi, sete, merletti e gemme; dai boccoli di seta e dagli occhioni smaltati; racchiusi in preziose teche o sotto campane di vetro, tra cuscini, minuscoli oggetti e fiori di cartapesta.
Siamo a Gardone Riviera, nel Museo del Divino Infante (tei. 0365/2931.05). Questi soggetti (Gesù o Maria bambina) appartengono a una raccolta permanente di circa 250 pezzi (non oltre i 90 cm) che la signora Hiky Mayr, appassionata collezionista e restauratrice, ha messo insieme in 35 anni di ricerche. Testimonianze - tra arte e devozione - di un culto sviluppatesi tra il Sei e l'Ottocento nei monasteri femminili e nelle case private. Opere uscite dalle grandi botteghe artigiane napoletane e siciliane. Immagini di un filone mistico legato all'infanzia di Gesù, che dal presepe vivente di san Francesco alle scenografie dei Sacri Monti del '600 si miniaturizza nell'iconografia del Divino Infante; assumendo una dimensione domestica e affettuosa che, con la sua fragile, preziosa materialità può conquistare ancora oggi i cuori. Frutto di un'arte popolare ed evocativa che sa trasformare pure le nostre ingenuità in occasioni di volere bene a Gesù.